Obelisco della Minerva

  • tipologia:
    Obelischi
  • quota:
    0m
  • anno:
    1200 a.C
  • epoca:
    Preromana


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Obelisco della Minerva

L'obelisco della Minerva è uno dei tredici antichi obelischi di Roma, collocato nella piazza della Minerva (la piazza della basilica di Santa Maria sopra Minerva). L'intero complesso monumentale è popolarmente noto anche come il Pulcin della Minerva: pulcino nel dialetto dell'epoca stava per porcino, riferito all'elefante "per le dimensioni ridotte e le forme rotonde, più adatte a un maialetto".

Ha un'altezza di 5,47 metri, in origine era ubicato nel tempio Iseo Campense. Proveniva dall'Iseo Campense, decorato con materiale proveniente da Eliopoli sotto Domiziano, assieme agli obelischi del Pantheon, di Dogali e quello di Boboli (che è a Firenze). Venne sistemato da Gian Lorenzo Bernini, che lo allestì sul dorso di un elefante di marmo. L'iscrizione sul basamento recita: "Sapientis Aegypti/ insculptas obelisco figuras/ ab elephanto/ belluarum fortissima/ gestari quisquis hic vides/ documentum intellige/ robustae mentis esse/ solidam sapientiam sustinere" (Chiunque qui vede i segni della Sapienza d'Egitto scolpiti sull'obelisco, sorretto dall'elefante, la più forte delle bestie, intenda questo come prova che è necessaria una mente robusta per sostenere una solida sapienza).

Il modello fu offerto da un elefantino portato in omaggio all'Urbe da Cristina di Svezia convertitasi al cattolicesimo, ma segue un'iconografia mutuata dall'Hypnerotomachia Poliphili. La tenuta statica del progetto di un elefante stiloforo fu contestata dai domenicani del vicino convento (ove l'obelisco era stato trovato) con l'argomento secondo cui "nessun peso a piombo deve avere sotto di sè il vuoto, perché non sarebbe solido nè durevole"; Bernini - che 16 anni prima aveva già realizzato la fontana dei fiumi di Piazza Navona con un obelisco sistemato su una roccia vuota - avrebbe reagito a questa ingerenza con una beffa, secondo il distico che circolò per Roma. Infatti Quinto Settano - pseudonimo di monsignor Sergardi - scrisse il celebre epigramma: Vertit terga Elephas, versaque proboscide clamat: Kiriaci fratres hic ego vos habeo (ovvero: "L'elefante volge le terga e grida con la proboscide rivolta all'indietro: frati domenicani, qui mi state").

La sua spiegazione sarebbe riferita proprio al modo con cui il Bernini architettò la statua, "forse con il consenso di Alessandro VII: disegnò l'elefantino, eseguito nel 1667 da un suo allievo, Ercole Ferrata, in modo che voltasse le terga al convento degli ottusi frati, mentre la proboscide ne sottolineava la posizione irriverente e la coda, spostata sulla sinistra, ne accentuava l'intenzione offensiva".


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Indirizzo:
Piazza della Minerva, 42, 00186 Roma RM, Italy

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